Furono i commercianti ad “inventare”, negli
anni ‘70, i “miniassegni”.
Vi ricordate quei piccoli titoli che, a metà degli anni 70, si
affiancarono di fatto per un lungo periodo alle nostre “monete” ? Quella “strana
idea” è sicuramente stata causata dal boom dei flipper, dei juke-box e dei
distributori automatici.
Tramite le banche, alcune grandi
imprese, le associazioni degli imprenditori, la società autostrade, alcuni
grandi supermercati, diedero il via a questa iniziativa per sopperire alla
momentanea carenza di monetine: i tagli variavano dalle 50 alle 350 vecchie
lire; lo scopo era quello di evitare di dare resti in caramelle, penne biro,
francobolli e/o gettoni telefonici.
Questi biglietti, di fatto
“assegni circolari” al portatore, perfetti dal punto di vista grafico, stampati
a 4 colori con i motivi più disparati, erano titoli molto sicuri, in quanto
garantiti direttamente o indirettamente dalle banche; era inoltre impossibile
falsificarli. Si vedano le loro diversità in tema di realizzazione,
impaginazione e stampa: forse, ai falsari sarebbero costati più del loro valore
nominale.
Con la carenza di monetine, era
diventato impossibile dare il resto per l’acquisto di quei prodotti il cui costo
ruotava intorno a 100 e 400 lire. Parliamo del caffè, del quotidiano, di
alcuni biglietti tranviari, ma anche di molti altri prodotti di modico valore.
I mini assegni invasero il
mercato per poco meno di un paio d’anni e cessarono definitivamente
quando precise norme di legge ne hanno impedito le emissioni e quando,
finalmente, sono ritornate sul mercato le tanto sospirate monetine.
In molti casi, gli stessi enti
che li avevano realizzati, ne hanno tratto vantaggio in quanto una buona parte
di assegni emessi, sono andati distrutti, smarriti o sgualciti in modo tale da
essere irriconoscibili; anche i collezionisti però, hanno contribuito alla
sparizione di quei titoli.
Per dare un’idea del valore
globale di questi mini assegni in circolazione a quei tempi, le stime indicano
in oltre 200/250 miliardi di vecchie lire ed in quasi 1000 titoli, diversi tra
loro per valore, soggetto, colore, impostazione grafica ed emittente.
Chissà se oggi, qualche ultimo
“pezzo” in circolazione, potrà rappresentare un “buon investimento” ?